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Music

Stabat Mater di Francesco Ricupero

  • Music
  • Classical
  • Early music
  • Sacred music

Show 7 PM · Ends 8 PM

Centro di Musica Antica Pietà de' Turchini
Via Santa Caterina da Siena 38, Naples

12 €

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Note di sala

Nell’affollata Napoli musicale del Settecento sono molti gli autori che reclamano attenzione e ambiscono a ritrovare quel ruolo ormai smarrito, la ricerca affanna a dare voce alle tante eccellenze e l’indifferenza di istituzioni e spettatori non fa che acuire un processo di definizione storico-musicale ancora per gran parte da scrivere. I proclami sulla riproposizione dei repertori in attesa di essere riscoperti spesso disattesi e la mancanza di una sana progettualità rappresentativa, lontana da fuochi fatui e rassegne di dubbia caratura, sono i deleteri risultati di una immobilità solo a tratti vinta da realtà che faticano a imporre modalità virtuose per il ripristino di un repertorio obliato.

Tra le personalità di questo grande esercito armonico appare Francesco Ricupero/Recupero il cui archivio musicale, ovviamente non testimone di tutta la sua produzione, è custodito in gran parte presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella grazie all’acquisto fattone agli inizi dell’Ottocento dalla «sua vecchia sorella» unica erede alla sua morte nel 1802. Si tratta di «più di cento pezzi tutti originali» del «bravo professore contrappuntista Francesco Ricupero» in gran parte testimoni della sua alacre attività di compositore di musica sacra. In effetti il repertorio ricostruibile ammonta a oltre trecento composizioni che annoverano anche pagine di musica strumentale e vocale profane nonché interessanti trattati.

Polistrumentista, come da consuetudine del tempo, è presente come oboista e fagottista nelle grandi istituzioni musicali cittadine come il Teatro di San Carlo e la Cappella del Tesoro di San Gennaro, di sicuro è una figura ben introdotta nel circuito musicale cittadino che compare anche, come compositore, in mirabili occasioni sacro-mondane come nel 1781 per la monacazione della nipote del barone Antonio Ricciulli del Fosso presso la Chiesa di Santa Patrizia per cui percepisce «ducati centoquaranta […] per pagarne l’istrumenti e voci».

Ancora lacunosa è la sua biografia ma dalle musiche sopravvissute, soprattutto quelle di musica sacra, è possibile immaginare una sua costante presenza nelle chiese cittadine dove probabilmente svolgeva la mansione di maestro di cappella, stabile o occasionale, gestendo una propria troupe di cantanti e strumentisti.

Lo Stabat Mater, anche per lui, come per la maggior parte degli artisti del tempo, è una pagina inaggirabile, il famoso testo è una tappa fondamentale nel divenire creativo dei musicisti. Ricupero, consapevole delle tante autorevoli intonazioni, si cimenta nell’impresa senza timore alcuno affrontando i memorabili versi con vigore, facendo tesoro dell’insegnamento dei grandi maestri che prima di lui avevano musicato la suggestiva sequenza.

La cifra personale trapela da più parti benché si affidi a un ensemble collaudato formato dalle voci di soprano e contralto accompagnate da «Violini Viola e Basso», la tonalità d’impianto è quella di do minore e fin dall’avvio si percepisce la volontà di “disegnare” un percorso originale ravvisabile già dalle agili quartine di biscrome «sotto voce». Ricupero rilegge Jacopone da Todi senza lasciarsi intimorire e forgiando una narrazione musicale tutta votata a vivificare gli antichi “affetti” di una delle pagine più suggestive del repertorio sacro.

Paologiovanni Maione

Talenti Vulcanici

Nato nel 2011, si distingue per la sua vocazione alla riscoperta e alla valorizzazione di repertori musicali poco noti o dimenticati. Erede della tradizione pionieristica della Fondazione Pietà de’ Turchini ha fatto della divulgazione musicale il suo leitmotiv, avvicinando il pubblico napoletano e non solo a pagine musicali di grande valore intrinseco, spesso ingiustamente relegate nell’oblio.

L’ensemble si muove con disinvoltura tra epoche e generi, spaziando dalla musica sacra e profana della scuola napoletana a brani di repertorio classico, moderno, dialogando con il teatro e la drammaturgia contemporanea.‌ La sua cifra stilistica, caratterizzata da un sapiente equilibrio tra rigore filologico e fantasia interpretativa, è stata ben sintetizzata dal compositore ‌ Fabio Vacchi‌, che ha collaborato con il gruppo:‌

“L’aspetto più straordinario è forse la compresenza di rigore e fantasia, di approfondimento e capacità di comunicare emozioni. Il che li rende pregevoli non solo nel barocco, ma anche nel classico, nel moderno, e nel postmoderno”.

Ha calcato i palchi di prestigiosi festival in Italia e all’estero, tra cui Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, Oude Muziek Utrecht, Collegium 1704 e Collegium Marianum di Praga, Stockholm Early Music Festival, Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Modulazioni Festival di Cuneo, Concerti del Quirinale, Accademia Musica Antica Milano, Muse Salentine, Festival Barocco Alessandro Stradella, , Napoli Teatro Festival, Ravello Festival, Festival Wunderkammer e il Festival Entroterre.

Ha inoltre collaborato con ‌ Christophe Rousset‌, quale direttore ospite.‌

Nel 2019, Talenti Vulcanici ha ricevuto il Premio Franco Abbiati come “miglior iniziativa musicale”. La giuria ha premiato “il suo innovativo progetto di formazione e valorizzazione dei giovani talenti, ideato da Federica Castaldo con la consulenza musicologica di Paologiovanni Maione e il management di Marco Rossi. Sotto la guida musicale di Stefano Demicheli e la supervisione di tutor specializzati, i giovani musicisti partecipano a un percorso residenziale che li prepara ad affrontare le sfide del mondo professionale”.

L’attività discografica dell’ensemble è altrettanto ricca e prestigiosa. Per molti anni ha inciso per l’etichetta ‌ Arcana‌ del gruppo ‌Outhere‌, dando vita a una collana dedicata a Napoli e al suo patrimonio musicale, impreziosita dalle fotografie di ‌ Mimmo Jodice‌. Dal 2024 invece, i suoi dischi vengono pubblicati dell’etichetta Turchini Records‌. Dal 2021, le produzioni audiovisive di Talenti Vulcanici sono fruibili su diverse piattaforme digitali nazionali e internazionali, tra cui RaiPlay, Stingray Classica e TotalBaroque, oltre che sui canali televisivi Rai 5 e Sky Classica HD e sulle frequenze di Rai Radio 3 e RadioFrance.

Stefano Demicheli

Allievo di Ottavio Dantone, si è diplomato al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, proseguendo i suoi studi alla Schola Cantorum Basiliensis e alla Hochschule für Musik di Monaco e Colonia, sotto la guida di Emilia Fadini, Lars-Ulrik Mortensen, Lorenzo Ghielmi e Jean-Claude Zehnder. Da giovanissimo ha iniziato una brillante carriera internazionale collaborando con ensemble quali Il Giardino Armonico, Freiburger Barockorchester, Concerto Köln, I Barocchisti, Zefiro e Tafelmusik. È stato clavicembalista dell’Accademia Bizantina e assistente di René Jacobs, affermandosi come maestro al cembalo e preparatore di cantanti richiesto da teatri e festival di tutta Europa.

Ha collaborato con direttori e solisti come Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Giovanni Antonini, Gottfried von der Goltz, Alfredo Bernardini e Diego Fasolis, esibendosi nelle più importanti sale da concerto internazionali. È stato solista alla Scala di Milano e ospite di programmi di RAI 5 e Sky Classica HD. Dal 2012 è direttore musicale di Talenti Vulcanici della Fondazione Pietà de’ Turchini, con cui ha vinto il Premio Abbiati 2019.

Negli ultimi anni ha concentrato la propria attività sulla direzione d’orchestra, ottenendo unanimi consensi di pubblico e critica. Tra i recenti successi, la direzione del Giustino di Vivaldi alla Innsbrucker Festwochen der Alten Musik. È primo direttore ospite per il repertorio barocco dell’Orchestra delle Forze Armate Albanesi di Tirana e, dal 2025, direttore del coro La Stagione Armonica di Padova.

Docente presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, tiene masterclass internazionali ed è dedicatario di Fabio Vacchi e Giovanni Sollima.

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