Note di sala
Il Seicento napoletano rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e rivoluzionari della storia della musica per tastiera, una sorta di laboratorio di sperimentazione. Questo programma offre un viaggio sonoro attraverso la straordinaria evoluzione della scuola tastieristica partenopea, tracciando un arco ideale che unisce l’audacia visionaria di Jean de Macque alla sfolgorante sonorità di Domenico Scarlatti, alternando il repertorio cembalistico a quello organistico.
Il percorso si apre tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento con Jean de Macque, che fu organista e maestro di cappella in una Napoli dominata dai viceré spagnoli e pervasa da fermenti intellettuali. Attraverso capolavori come le Consonanze stravaganti o il Capriccio sopra re fa mi sol, introduce cromatismi esasperati, durezze armoniche e passaggi speculativi che dilatano i confini espressivi delle tastiere, influenzando direttamente la successiva scuola meridionale come nelle opere di Giovanni Salvatore, che fu insegnante per una decina di anni al Conservatorio della Pietà dei Turchini, e Ascanio Mayone, che fu allievo di de Macque.
Il programma documenta la transizione verso le forme mature del Barocco, dove la ricerca rapinosa e improvvisativa cede gradualmente il passo alla cantabilità della melodia accompagnata e all’organizzazione del basso continuo da cui scaturiscono diverse forme strumentali.
Il culmine di questa parabola compositiva è rappresentato dalla forma del partimento, che possiamo definire come un trattato pratico di composizione. A questa matrice possiamo collegare le Sonate di Domenico Scarlatti. Figlio del celebre Alessandro, raccoglie l’eredità di questa gloriosa tradizione e la proietta verso il futuro. Le sue celebri sonate fondono il rigore contrappuntistico appreso a Napoli con i ritmi popolari iberici, innesti folclorici, repentini mutamenti di registro e arditezze tecniche mai viste prima. Il risultato è un repertorio di inimitabile vitalità, che trasforma definitivamente il clavicembalo nello strumento d’elezione per l’espressione del genio tardo-barocco.
Marco Crosetto
Il clavicembalista Marco Crosetto, ha studiato al Conservatorio di Torino, sua città natale, diplomandosi in pianoforte, composizione e clavicembalo. Si è perfezionato all’ESMUC di Barcellona come studente Erasmus con Béatrice Martin e a Parigi, al CRR, con Noëlle Spieth e Stéphane Fuget, diplomandosi in Chef de Chant, maestro collaboratore per l’opera barocca. È molto richiesto come continuista, lavorando con alcuni gruppi, tra i quali, la Pietà dei Turchini a Napoli, l’ensemble La Chimera, La Venexiana, Mare Nostrum, e tutti gli ensemble barocchi di Torino. Ha pubblicato un album di sonate per mandolino e fortepiano “Beethoven and his Contemporaries” con il mandolinista Raffaele La Ragione per l’etichetta Arcana. È membro fondatore dell’ensemble barocco La Vaghezza, con cui ha vinto l’Haendel Göttingen Competition nel 2018 e ha suonato nei più importanti festival barocchi d’Europa. Nel 2015 e nel 2019 ha vinto il terzo premio al concorso solistico di clavicembalo Paola Bernardi di Bologna. Nel 2017, con Mayah Kadish, ha vinto il primo premio al Selifa International Competition. È stato semifinalista al Bruges Harpsichord Competition nel 2018. Dal 2017 è impiegato presso i dipartimenti di musica antica dei conservatori di Torino, Novara, Cuneo e Milano come accompagnatore. Dopo Vibo Valentia, Catania e Sassari, nel 2026 insegna clavicembalo al Conservatorio di Padova.
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