Note di sala
Si è scoperto di recente che la costa della Germania, dalla quale viene importata l’ambra, dista 600 miglia da Carnuntum in Pannonia. È ancora vivo un cavaliere romano inviato ad acquistare ambra da Giuliano, organizzatore dei giochi gladiatori dell’imperatore Nerone. Egli visitò empori e litorali, riportando quantità tali di ambra che perfino le reti impiegate per trattenere gli animali e proteggere il podio ne avevano in ogni nodo”: così riferiva Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. I confini dell’Impero romano, che pressappoco negli stessi anni si appoggiavano saldamente a due grandi fiumi, il Reno e il Danubio, non erano dunque impenetrabili. I territori sulle rive opposte di questi fiumi — vale a dire quasi tutta l’Europa centrale — non erano affatto isolati dalla cultura romana. Gli inviati imperiali scambiavano monete, manufatti e talvolta perfino armi con la preziosa resina fossile. Le tribù che ospitarono i visitatori romani non potevano però sapere che il dono più prezioso da essi lasciato sarebbe stato un legame simbolico tra l’identità dei futuri abitanti delle terre visitate dai Romani e la cultura mediterranea: in altre parole, con la civiltà occidentale.
Il Wrocław Baroque Ensemble, sotto la direzione del maestro Andrzej Kosendiak, percorrerà ancora una volta la Via dell’Ambra. Gli artisti mostreranno come gli incontri tra le genti dei paesi disposti lungo le antiche rotte commerciali fossero una costante. Essi continuarono a dare frutti in epoca barocca, forgiando una cultura musicale condivisa e legami tra i centri situati lungo l’antica via commerciale che collegava il delta della Vistola alle città della penisola italiana.
Prolungando verso sud l’itinerario antico, il nostro viaggio comincia a Napoli. La figura più importante della vita musicale napoletana del Seicento fu Francesco Provenzale. L’artista collaborò con numerose chiese e conservatori della città, e la sua carriera fu coronata dall’incarico di maestro di cappella della cattedrale e da una scrittura nella cappella del viceré. Il Pange lingua che ascolteremo è un’intonazione policorale delle parole dell’inno per il Corpus Domini composto da san Tommaso d’Aquino. A giudicare dal numero di copie manoscritte superstiti, dovette essere la composizione di Provenzale più apprezzata dai contemporanei: si sa che veniva eseguita durante le liturgie ancora sul finire del XVIII secolo.
In età barocca Kaspar Förster Jr. fu un musicista che, come un tempo l’ambra, viaggiò tra la costa baltica e la penisola italiana. Nato a Danzica, studiò poi a Roma e in seguito, attivo come cantante, direttore di coro e maestro di cappella presso le corti reali di Polonia e di Danimarca, contribuì alla trasmissione dello stile musicale italiano nei paesi ben a nord delle Alpi. Ascoltare il suo intenso duetto per contralto e tenore, Credo quod redemptor, con la sua armonia suggestiva e il clima dettato dal testo, non lascia dubbi sull’ambito di ispirazione dell’artista. Il Wrocław Baroque Ensemble eseguirà anche Congregantes Philistei, che rivela l’influsso degli oratori di Giacomo Carissimi, con il quale Förster ebbe contatti negli anni Trenta del Seicento. Questa composizione, che narra la storia di Davide in lotta con Golia, appartiene al genere del dialogo, allora molto diffuso nell’ambito del teatro musicale, sebbene qui in forma non scenica. Förster Junior ebbe un ruolo significativo nella diffusione di questo genere nelle aree a nord dell’Italia.
Musicisti e compositori percorrevano l’antica Via dell’Ambra già dalla fine del Cinquecento. Sotto il regno del primo sovrano della dinastia Vasa, Sigismondo III (peraltro amante dell’ambra e dell’arte della sua lavorazione), nel 1595 si costituì alla corte reale un complesso formato in prevalenza da italiani. Intorno al 1621 giunse a Varsavia l’organista Tarquinio Merula, originario di Cremona in Lombardia e anche compositore. Dalla sua raccolta Canzoni overo Sonate Concertate per chiesa e camera, pubblicata a Venezia nel 1637, proviene la Chiaccona che ascolteremo: una serie di variazioni su una formula fissa alla voce di basso.
Un’importante testimonianza degli scambi culturali italo-polacchi del Seicento, pubblicata a Venezia nel 1611, sono le due raccolte di Mikołaj Zieleński, legato alla corte del primate di Polonia Wojciech Baranowski, residente a Łowicz: Offertoria Totius Anni e Communiones Totius Anni. Quest’ultima comprende il duetto per soprano e basso Ecce Virgo concipiet, destinato alla festa dell’Annunciazione. Più avanti sarà eseguito anche un communio per il giorno di san Giovanni Apostolo, Exiit sermo inter fratres, per una sola parte vocale. Le composizioni scelte dagli artisti si distinguono per una maggiore intimità rispetto agli offertori di Zieleński, dove prevalgono forme monumentali.
Viaggiando con gli artisti tra il Mediterraneo e il Baltico, attraversiamo l’ampio Danubio che sfocia nel Mar Nero. Non si tratta certo di un territorio la cui cultura musicale possa essere trascurata. Un rappresentante di questa parte d’Europa fu Pál Esterházy, aristocratico ungherese in ascesa alla corte imperiale di Vienna. Fu soldato (partecipò alla celebre battaglia contro i Turchi del 1683), funzionario, ma anche compositore: autore di Harmonia coelestis, raccolta di cinquantacinque brani su testo latino, sacri e profani, pubblicata nel 1711. In Ascendit Deus in iubilo impiegò, tra l’altro, un frammento del Salmo 47 — Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono di tromba. La partitura prevede, oltre ai quattro cantanti e alla parte d’organo, due fanfare di trombe. In questa composizione (una delle più elaborate della raccolta), tra la sezione del tutti e la sua ripresa da capo si ascolta un frammento più disteso con organico ridotto.
Anche Heinrich Biber fu legato alla cultura austriaca. Nacque nella cittadina sudetica di Stráž pod Ralskem, in Boemia. Lavorò poi presso le corti di Graz e Kroměříž. Divenne infine Kapellmeister dell’arcivescovo di Salisburgo, e l’imperatore gli conferì un titolo nobiliare. Questo compositore, nella cui opera si intrecciano influssi musicali provenienti da diverse regioni d’Europa, è considerato uno straordinario innovatore della tecnica violinistica. Tra i suoi risultati più importanti figurano le cosiddette Sonate del Rosario, conservate in un unico manoscritto degli anni Settanta del Seicento. Ciascuna rappresenta uno dei quindici misteri del Rosario. Durante il concerto ascolteremo la conclusiva Passacaglia in sol minore per violino solo, che richiede il più alto grado di padronanza dello strumento.
Un altro compositore presente nel programma è Samuel Capricornus, originario della Boemia. Durante la Guerra dei Trent’anni questo figlio di un pastore luterano fuggì con la famiglia in Ungheria, temendo le persecuzioni dei cattolici. Studiò poi, tra l’altro, in Slesia e fu musicista alla corte imperiale di Vienna. Si stabilì infine a Stoccarda, accettando l’incarico di Kapellmeister del duca Eberardo III di Württemberg. Nella seconda metà del XVII secolo divenne uno dei compositori protestanti più stimati, apprezzato da artisti come Heinrich Schütz e Carissimi. La sua concisa intonazione del cantico Magnificat per cinque parti vocali, due violini e basso continuo è costruita sul principio, caratteristico di Capricornus, di giustapporre sezioni contrastanti con organico, tessitura e ritmo in continuo mutamento.
Pavel Josef Vejvanovský nacque a Hlučín, in Slesia, presso Ostrava, oppure a Hukvaldy, in Moravia (nota nella storia della musica anche come luogo di nascita di Leoš Janáček). Compì i primi tentativi di composizione incoraggiato da Heinrich Biber. Nel 1664 entrò alla corte del principe-vescovo Karel di Liechtenstein-Castelcorno a Kroměříž. Suonava la tromba nella cappella locale e, dopo la partenza di Biber, ne assunse la direzione come Kapellmeister. L’artista era così affezionato al proprio strumento da firmarsi con il titolo di tubicen campestris (“trombettiere da campo”). Ne imp…
Evento presentato da Centro di Musica Antica Pietà de' Turchini. HowDidIMissThat.com è un’agenda indipendente e non organizza questo evento.